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mercoledì 19 novembre 2008

FOTOGRAFIA E PRECARIATO: IL DIGITALE HA FATTO CRASH

L’avvento delle tecnologie digitali hanno prodotto un crash nel mercato della fotografia d’archivio non indifferente in concomitanza con la depressione editoriale in atto da alcuni anni e, botta finale, la crisi finanziaria che si è ripercossa su tutte le attività medio-basse quali la fotografia stessa.

Oggi in molti possono permettersi l’acquisto di una fotocamera digitale e pertanto la produzione di immagini è nettamente aumentata in maniera esponenziale rispetto a 8-10 anni fa e il fotografo deve battagliare quotidianamente per offrire contenuti visivi sempre più originali e ricercati per poter fronteggiare la vasta produzione internazionale di immagini.
Non solo, il web offre una gran quantità di portali dove poter uploadare le proprie foto e dove decidere se queste sono protette sotto copyright o copyleft (cessione gratuita citandone l’autore, ad esempio) e molti aspiranti fotografi, pur di vedere le proprie foto che compaiono da qualche parte per la sola gloria, caricano le loro foto libere da diritti d’uso senza quasi mai rendersi conto di fare un grosso danno a chi di fotografia d’archivio ci vive: per ogni foto regalata è un mancato guadagno per il fotografo che quella foto (simile) l'avrebbe "venduta".

Il futuro di questo settore non si presenta roseo e già molti fotografi stanno chiudendo la baracca o stanno cercando nuovi canali come quello della fotografia d’arte, l’elaborazione digitale e la post-produzione dell'immagine, l’insegnamento o specializzarsi in settori dove si necessita di realizzare necessariamente immagini ex-novo (riproduzione fotografica per cataloghi, reportage, convegni...).

Non è questa mia uno scoraggiare coloro che vogliono fare i fotografi da grandi perchè come nel 1839 Paul Delaroche dichiarò “da oggi la pittura è morta !”, mentre invece fu l'occasione per approdare in nuove forme di pittura diverse dalla riproduzione fedele della realtà (dall'impressionismo in poi), così la fotografia digitale potrà offrire l'opportunità di creare nuove applicazioni e formule visive contaminate dalla conoscenza di altre fonti multimediali e artigianali.

sabato 8 novembre 2008

FOTOGRAFIA PER I BENI CULTURALI: uno sbocco ci sarà?


"Gallery", libera ispirazione della "Galleria" di M. Escher, di Marco Maraviglia.

Una risposta di Claudio Velardi (Assessore al Turismo Regione Campania) sul suo blog a Marinella Rotondo:
La gestione del parco archeologico di Cuma è della Soprintendenza, cioè dello Stato. Nell’intesa che stiamo per siglare con il Mibac, la gestione di alcuni di questi siti (compresa Cuma) passerà a noi. E cercheremo di migliorare l’accoglienza.

Questa è una cosa interessante: significa che l’ Assessorato al Turismo avrà lo strumento in mano adatto per eliminare il divieto di riprese fotografiche?
Mi riferisco ad un articolo più approfondito che ho scritto su www.gutenberg2000.org.

Alla Fondazione Mirò di Barcellona si puo’ fotografare (senza flash, senza treppiede)
In tutte le case di Gaudì di Barcellona, Sagrada Familia compresa, idem.
A Bruxelles puoi fotografare all’interno dell’Atomo, nel Museo della Birra, nel Parlamento Europeo durante visite guidate…
A Losanna (CH) tutti i musei che ho visitato si puo’ (tranne la fondazione Hermitage che è privata).
A Parigi si puo’: nel Museo dell’Erotismo, al Museo d’Orsay, al Centre Pompidou (museo d’arte moderna), al Louvre…

A Napoli i turisti possono fotografare solo la munnezza.
E l’immagine che gira all’estero di Napoli è penalizzata da leggi sui Beni Culturali che si succedono da anni arrivando oggi a un punto che le stesse sovrintendenze si muovono goffamente non riuscendo più ad interpretare la stessa Legge (l’attuale Codice dei Beni Culturali).

Forse non tutti sanno che in Italia avere in concessione i servizi museali (biglietteria, bookshop, produzione editoriale in esclusiva, vigilanza…) è un gran business di diversi milioni di euro e sappiamo chi ci guadagna, chi è leader nei servizi museali.
A cominciare da quella Casa editrice che è la massima produttrice di volumi sui beni culturali in Italia grazie all’esclusiva di riprese video-fotografiche nei musei che gestisce.

L’immagine turistica di un Paese, si diffonde non solo attraverso volumi che costano una cifra blu, ma anche attraverso le foto che si fanno vedere agli amici, attraverso i video messi in rete, ad una liberalizzazione editoriale nel settore che potrebbe consentire anche all’ultimo tipografo di stamparsi una city-map con tanto di bannerini pubblicitari e foto di beni culturali.

L’Assessorato al Turismo ha lo strumento per liberalizzare come all’estero le riprese fotografiche dei beni culturali?