sabato 27 marzo 2010

NAPOLI IN FALLIMENTO


Ci sono aziende in Campania che forniscono beni e servizi ai Comuni, Regione, Provincia e sono sull'orlo del tracollo perchè tali istituzioni non stanno pagando da mesi, da anni i propri fornitori.
Ne conosco diverse di aziende messe maluccio e i loro incassi dipendono in gran parte dal Comune o dalla Regione o dalla Provincia.
La causa è una cattiva amministrazione dei fondi disponibili. Ad esempio, nonostante il Comune versi in uno stato finanziario pietoso, continua ad organizzare spettacoli in piazza da 100-400mila euro.
Poi c'è il business dell'arte in Piazza Plebiscito: centinaia di migliaia di euro spesi per l'installazione di un'opera d'arte contemporanea a Piazza Plebiscito che non è nemmeno permanente. Ogni anno, tra ragazzini del pallonetto e dei quartieri spagnoli che giocano a pallone, ci si ritrova un'opera che risucchia denaro dei contribuenti, dei cittadini napoletani, facendo campare una piccola minoranza fatta di maestranze, tecnici e l'artista stesso che certo non fanno girare questi soldi in città in quanto spesso stranieri.
E intanto le strade di Napoli sono un colabrodo, una gruviera, un campo di mini-golf dove nelle buche possono entrarci meteoriti.
Report trasmise una puntata sulle derivate nel 2007 nella quale si spiegava a cosa si sarebbe arrivati da lì a 2-3 anni. Ebbene, ora si stanno veramente tirando le somme per la pessima decisione di chiedere finanziamenti alle banche con il sistema delle derivate.
L'attuale assessore al bilancio del Comune di Napoli è il sindaco Jervolino. Vorrei che qualcuno mi dicesse cosa stia facendo per risolvere i problemi finanziari dell'economia di Napoli.
Ci sono aziende che non sanno quando potranno essere pagate dal Comune ed è inconcepibile che non sia comunicato loro un piano di rientro per recuperare le cifre.
Se un privato cittadino acquista un'auto e non riesce più a pagare le rate e la banca non gli consente un ulteriore prestito, cosa succede?
Se un privato cittadino non ha i soldi per pagare una multa cosa succede? Che arriva Equitalia (Agenzia di recupero crediti del Comune) e gli requisisce l'auto, gli blocca il conto corrente, gli sequestra mobilio ecc. ecc.
Se il Comune non paga un proprio fornitore che succede? Nulla.
E' una situazione feudale quella che si sta inscenando dalla quale non se ne può uscir fuori se imprenditori, commercianti, industriali, liberi professionisti non fanno corpo per pretendere i loro diritti.

Ma il problema non riguarda solo chi ha rapporti di lavoro diretti con le istituzioni, ma anche chi vive dell'indotto degli affari di cui sopra.
Se il Comune non sborsa soldi a una scuola per il pagamento delle mense, chi ci rimette è chi offre il servizio di catering e non la scuola soltanto che nel frattempo cerca di anticipare parte della cifra attingendo dai propri fondi.
Se un editore deve incassare il contributo per la realizzazione di una guida turistica, non è che sta in difficoltà solo lui e i suoi diretti dipendenti, ma anche i collaboratori esterni che possono essere il correttore di bozze, il fotografo, l'illustratore...
Sembra che le aziende che devono essere pagate dall'Amministrazione Pubblica soffrano di complessi di colpa freudiani per il fatto che non pretendano in maniera coercitiva i loro compensi. O probabilmente sono vittime di auto-terrorismo psicologico: non chiedo di pagarmi sennò perdo il cliente. Ma un cliente che non paga, non conviene perderlo? Chi ha un proprio equilibrio morale e psichico, chi tende a vivere una vita privata e professionale normale, non accetta soprusi simili e si da da fare. Agisce. Legalmente. Diplomaticamente.
L'Unione Industriali ed altre associazioni di categoria dovrebbero pretendere un incontro con la Jervolino e far stabilire una graduatoria con date irrevocabili (pena percentuali di mora) per i pagamenti.
Una graduatoria che si dovrebbe basare non solo sugli "indispensabili", ma sulle "emergenze": aziende che hanno conti bancari in rosso.
Se non ci si muove, se non si fa corpo, se si aspetta il fato che risolva il tutto... non ne usciamo vivi.


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